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Il tiro di precisione alle lunghe distanze PDF Stampa

 

 

Tutti noi, al poligono, prestiamo estrema attenzione alla nostra posizione di tiro, all’allineamento della linea di mira alla respirazione per poi perderci nella laboriosità dello scatto perfetto.
Nel divenire delle operazioni menzionate, i più accorti cercano anche di capire come si comporta il vento, se la luce subisca variazioni, combattendo, se presente, quel malefico “miraggio” che tanti problemi pone alla messa a fuoco del bersaglio. A questo punto, fatte tutte le valutazioni del caso, si conclude la pressione sul grilletto e …. bang … si lascia partire il colpo.
Se si sono fatti bene tutti i compiti a casa, un bel centro è il minimo che ci si potrà aspettare. Giustamente felici e contenti dei propri risultati ai 100/300 metri, molti tiratori con il tempo hanno deciso di cimentarsi in tiri più lunghi, quelli oltre la soglia dei 500 metri, magari gareggiando a qualche competizione alle fatidiche 1000 yards.
Purtroppo i campi di tiro che permettono di addestrarsi a tali distanze si contano sulle dita di una mano, tant’è che il più delle volte ci si presenta in gara sperando che la propria tabella di tiro, realizzata grazie a un buon programma balistico, sia abbastanza precisa per entrare almeno nel bersaglio grosso.
Una volta nel nero basta un altro “rientro” per apportare alla torretta le correzioni dovute e alla fine si potrà pure ambire ad un buon risultato.

 

Solitamente quanto appena descritto è l’approccio della maggior parte dei tiratori alle 1000 yards: si arriva al centro senza sapere, senza conoscere le forze meccaniche, ottiche, ambientali in gioco che hanno lavorato a favore e contro la nostra prestazione.

 

 

 

 


Per capire ciò che accade a tali distanze, bisogna partire dal presupposto che gli errori di impostazione della postura di tiro, non evidenti durante i tiri alle corte e medie distanze, alle 1000 yards diventano macroscopici; responsabile non è solo un migliore addestramento al tiro: c’è molto di più. Facciamo un passo alla volta per capire ciò a cui bisogna prestare attenzione quando si lavora alle 1000 yards.

Prima di tutto si deve essere certi che la propria ottica e il proprio fucile siano stati montati perfettamente in asse: basta un grado di errore e si è fuori dal 10; inoltre le viti della calciatura e degli anelli devono essere portate al corretto valore di serraggio. Poi, dopo aver tarato l’arma ad una distanza conosciuta (per praticità i 100 mt), con l’aiuto di un cronografo si misura la velocità della palla da noi scelta per la competizione segnando su un block notes la temperatura atmosferica; si misura poi la pressione barometrica, l’umidità e ci si accerta dell’altitudine del luogo dove si tira.
Tutti i dati atmosferici e la velocità della palla verranno inseriti in un buon programma balistico per stabilire quale sia la traiettoria della palla, con relative correzioni, fino alle 1000 yards. Questa è la base di partenza per preparare la propria tabella balistica personale, ricordando che i dati presi sono riferiti alle condizioni meteo del giorno di taratura  e che ogni loro cambiamento dovrà essere attentamente valutato per stabilire l’entità della variazione sulla traiettoria scaturita dalla tabella balistica.
Un altro elemento da tenere presente è il famoso angolo di sito: quanto in alto o in basso si spara? La valutazione di tale parametro ci permetterà di evitare di andare alti sul centro del bersaglio.

Finalmente eccoci alla vera “bestia nera” del tiro alle lunghe distanze, il vento.
Bisogna riuscire a determinare la velocità del vento in tre punti della traiettoria della palla: all’inizio della parabola (in pratica la posizione del tiratore), al suo zenith (il punto più alto raggiunto dal proiettile nel suo percorso verso l’obiettivo) e infine sul bersaglio.
A complicare la vita del tiratore può accadere che in due punti della traiettoria si incontrino due venti contrari uno all’altro.
Non è finita: il vento, oltre a spostare la palla a destra o a sinistra, la potrà spostare più in alto o più in basso rispetto al punto di mira in base alla sua provenienza se da ore 12 o da ore 6. La tabella balistica ci viene in aiuto per determinare la correzione di brandeggio relativa a una data velocità del vento, ma tocca poi a noi capirne la direzione e la velocità, come? Guardando gli effetti del vento sull’ambiente circostante, cosa per altro non facile.


Altro elemento da tenere sempre in considerazione è la luce ambientale, variazioni d’intensità di luce durante la sessione di tiro porteranno a diversi punti d’impatto, stessa cosa succede con il miraggio, che con l’inganno ci fa uscire dal 10.
E dove mettiamo la deriva giroscopica della palla?
La deriva giroscopica non è altro che lo spostamento della palla nel verso della rigatura; gli effetti del fenomeno, e come non potrebbero, aumentano con la distanza: diventano percettibili dai 500/600 mt fino ad essere determinanti alle 1000 yards.
In certi calibri si può arrivare anche ai 30 cm di spostamento. Molti correggono attribuendo lo sbandamento della palla al vento, ma non è così.

 

Altro ancora ci sarebbe da dire, ma alla fine neanche una bustina di Aulin riuscirebbe a toglierci il mal di testa dovuto al tentativo di valutare tutte le variabili che  agiscono alle lunghe distanze. L’importante è capire che molte delle correzioni che noi riteniamo necessarie non sono esclusivamente riconducibili all’azione del vento.
Quanto ho scritto è solo un accenno alle variabili che influenzano il tiro alle lunghe distanze, ma prima di concludere vi pongo un quesito la cui risposta sarebbe così lunga da non far bastare le pagine di questa rivista: per le lunghe distanze cosa preferite come cartuccia,  una leggera ma molto veloce o un’altra più pesante e un minimo più lenta?
Preferite oal (over all lenght “lunghezza totale della munizione”) standard o lunghi?  Etc etc  …………

non preoccupatevi, vi lascio una seconda bustina di Aulin Smile

 

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