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Data book

L' Italian Gallinago Shooting è lieta di offrire gratuitamente ai suoi visitatori  il suo data book ,un comodo ed utilissimo strumento per le sessioni di tiro.

  

Il download dell' I.G.S. data book ,ed i consigli su come utilizzarlo al meglio sono disponibili nella sezione SPERIMENTAZIONE oppure  cliccando su questo link .

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CENNI GENERALI

L’arma da fuoco non è altro che una macchina termobalistica capace di lanciare una massa nello spazio sfruttando la forza dei gas in espansione prodotti dalla combustione della carica di lancio all’interno di un tubo. Da ciò si evince che l’arma da fuoco sarà costituita da i seguenti elementi fondamentali:

  • proietto (palla, pallottola, proiettile)
  • carica di lancio
  • bocca da fuoco
  • affusto

A questi elementi fondamentali, i primi due attivi e secondi passivi o resistenti, si aggiungono altri meccanismi ed accessori che ne permettono un più proficuo e specifico utilizzo. Per permettere all’arma di sparare si devono mettere in atto una serie di operazione, manuali o automatiche, che nel loro insieme prendono il nome di “ciclo di funzionamento” e sono;

  • CARICAMENTO
    introduzione della munizione nell’arma
  • ALIMENTAZIONE
    mettere il colpo nella canna, nella culatta
  • ARMAMENTO
    azione che comporta la compressione delle molle del percussore
  • CHIUSURA
    occlusione della parte posteriore della canna
  • PUNTAMENTO
    allineamento occhio, tacca di mira –mirino (o centro del reticolo dell’ottica), bersaglio con relativa inclinazione della canna
  • SCATTO
    azione dei meccanismi che porteranno allo sgancio del percussore
  • PERCUSSIONE
    l’azione del percussore permette la detonazione della capsula
  • SPARO
    la capsula incendia la carica di lancio che producendo gas spinge fuori dalla canna il proietto
  • RECUPERO DI PARTE DEI GAS
    una piccola parte dei gas viene recuperata per permettere la ripetizione automatica delle fasi, tipico delle armi a funzionamento semi automatico o automatico
  • APERTURA
    la parte posteriore della canna non è più occlusa
  • ESTRAZIONE
    togliere il bossolo dalla canna
  • ESPULSIONE
    lancio del bossolo lontano dal tiratore e dall’arma in una direzione prestabilita

Nell’esecuzione del ciclo di funzionamento per evitare dei malfunzionamenti che potrebbero mettere in pericolo il tiratore agiscono dei “congegni di sicurezza” che, generalmente sono:

  • sicurezza ordinaria a mano :
    è una leva, o piolo, che blocca il percussore, il cane, la leva di sparo, l’otturatore. Può agire in contemporanea oppure singolarmente sui predetti congegni;
  • sicurezza automatica:

    -contro lo sparo prematuro:

    solo con la perfetta chiusura dell’otturatore il cane potrà battere sul percussore

    - contro l’apertura prematura:

    è assicurata o da una corsa a vuoto di qualche mm dell’asta di armamento prima che intercetti l’otturatore consentendo a questo di sganciarsi dalla canna, permettendo ai gas di fuoriuscire completamente dal vivo di volata, oppure da una serie di forze che oppongono all’apertura dell’otturatore (armi ad appoggio labile).

LA MECCANICA DEL FUCILE DI PRECISIONE

Il fucile di precisione è un’arma da fuoco e come tale rientra nella definizione militare di “macchina termo-balistica atta a lanciare una massa”.

L’arma da fuoco è composta da:
  • elementi attivi:
    proiettile e carica di lancio
  • elementi resistenti:
    canna, azione, congegni e meccanismi

Tralasciando l’analisi della cartuccia che viene effettuata in apposito Capitolo, in questo analizzeremo le parti costitutive della carabina di precisione a ripetizione ordinaria, o bolt-action, l’unica che può garantire l’estrema rigidità richiesta per un tiro di precisione a lunga distanza.

LA CANNA

Come visto nel Capitolo relativo alla balistica interna la canna o bocca da fuoco (b.d.f.) non è altro che un tubo metallico che contiene la cartuccia (il munizionamento) e guida la palla nel tratto iniziale della traiettoria (balistica interna) grazie alla trasformazione dell’energia calorifica dovuta alla deflagrazione della polvere da lancio nel bossolo che si trasforma in energia cinetica fornita alla palla stessa.

E’ palese che le sollecitazioni verificatesi nella canna sono elevate e riconducibili a tre tipologie:

  • dilatazione longitudinale:
    tendenza ad allungarsi dovuta alla pressione interna dei gas prodotti dalla polvere da sparo e per la trazione della palla
  • dilatazione radiale:
    dovuta alla pressione interna dei gas prodotti dalla polvere da sparo nel momento della deflagrazione
  • torsione:
    dovuto al movimento sul proprio asse longitudinale della palla che effettua impegnando le rigature

La canna di conseguenza deve resistere a queste sollecitazioni in modo elastico e nel modo più simile fra un colpo e l’altro, in modo che ogni palla attinga il bersaglio mirato con il minor scarto possibile fra l’uno e l’altro, determinando così un’ottima rosata di tiro.

La scelta del materiale costituente la canna deve rispondere a dei determinati requisiti che, anche se non elencabili per importanza in quanto la scelta giusta ricadrà su un giusto equilibrio fra tutte le caratteristiche, possiamo di seguito elencare:

  • facile lavorabilità del manufatto
  • costo di produzione non troppo elevato in rapporto alle caratteristiche
  • limite al carico elastico elevato
  • limite al carico di rottura distante dal limite elastico
  • elevata durezza per resistere al logorio causato al lavoro della palla al suo interno
  • resistenza elevata all’aggressione chimica delle polveri esplosive al momento dello sparo (gas corrosivi) e dopo (depositi)
  • tenuta all’ossidabilità elevata

Esteriormente la canna potrà presentarsi con un profilo cilindrico “liscio” oppure con delle scanalature longitudinali, in quest’ultimo caso la canna verrà chiamata “fluted”. Questo tubo metallico è delimitato da un ipotetico inizio chiamato “vivo di culatta” e da una ipotetica fine chiamata “vivo di volata”, più semplicemente sono i due punti da dove entra la cartuccia e da dove esce la palla.

Il suo interno sarà caratterizzato da lavorazioni diverse dovute all’impiego diverso alla quale sono deputate, chiameremo così le seguenti sezioni:

  • camera di cartuccia
    è ricavata dalla culatta ed è il luogo dove alloggia la cartuccia, a sua volta suddivisibile in:
  • camera del bossolo;
  • camera del proiettile.
  • anima
    è la guida del proiettile che grazie alla presenza della rigatura da il movimento giroscopico alla palla.
Il numero delle righe ed il loro passo (giro completo su se stesso del proiettile) è in funzione alla lunghezza della canna e del peso della palla, e viceversa.
Canna di calibro .308 e passo di 10” sono ottimali per palle di peso fino a 220 grani, 12” fino a 170 grani, mentre canne in calibro .338 utilizzano un passo di 10” per tutte le palle.

Le righe possono essere sinistrosse o destrosse, si preferiscono quest’ultime in quanto vanno a compensare la tendenza naturale a sinistra che i tiratori hanno al momento di premere la leva di scatto.

La rigatura è formata dai solchi elicoidali che si sviluppano lungo l’anima della canna chiamati vuoti, mentre i pieni sono la nervatura compresa fra i due solchi. Il passo, della rigatura, non è altro che la distanza entro la quale la rigatura (tratto di rigatura) compie per effettuare un giro completo su se stessa. In pratica una rigatura 1/12” compei un giro ogni 12 inches, 305 mm, mentre se in 1/10 sarebbero un giro ogni 10 inches, ossia 254 mm.

Per ottenere la massima prestazione dal binomio cartuccia/canna bisogna prestare attenzione alla palla perché ogni rigatura ha un range di utilizzo ottimale con un dato peso della palla stessa.

Questo non vuol dire che per un dato passo di rigatura non possono essere usate altri pesi di palla, solamente che lavorerebbero meglio con quelle descritte. Per quanto riguarda il rapporto tra la lunghezza della canna e la velocità della palla, partendo da una canna 24” ogni pollice in più darà 6 m/sec in media (alcuni testi indicano da 5,5 a 7,6 m/sec) in più di velocità. La velocità sarà in aumento fino ai 32”, poi tenderà a scendere perché la palla comincerà a perdere energia.

Il calibro in una canna non è altro che il diametro dell’anima e può essere espresso in tre diversi modi:
  • calibro balistico: misurazione presa tra due pieni diametralmente opposti;
  • calibro effettivo: misurazione presa tra due vuoti;
  • calibro nominale: dato dalle case costruttrici.

La palla per ottenere l’effetto giroscopico, importante per la stabilizzazione della traiettoria in volo, dovuto alla presenza della rigatura, avrà un diametro leggermente superiore al diametro fra i pieni della rigatura. Parte importante della canna è la culatta che permette la chiusura del vivo di culatta grazie all’azione rotatoria dell’otturatore.

Molto importante ai fini della precisione è che oltre alle ottime caratteristiche meccaniche si accompagni la possibilità che questa sia flottante, ossia che oscilli liberamente al momento dello sparo, senza andare a toccare nessuna parte della cassa, permettendo cosi alla palla di percorrere la stessa traiettoria di quella precedente. Per controllare che la canna sia effettivamente flottante basta fare passare fra canna e cassa un foglio, piegato almeno due volte, per tutta la lunghezza.

Essendo il tiratore scelto un utilizzatore di una carabina già assemblata per poter lavorare bene nella ricerca delle massime prestazione deve rammentare che ogni canna lavora bene con un solo tipo di cartuccia, quindi provatene di modelli differenti fino a quando non troverete la combinazione canna-cartuccia vincente.

Molto spesso si sente parlare di free-boring, altro non è che la distanza che intercorre fra l’inizio delle rigature e la parte di palla, della munizione incamerata, che andrebbe in contato con le rigature stesse. A parità di lunghezza della cartuccia potremo avere differenti free-boring grazie alla diversa forma/tipologia di palla.

Le cause di usura della canna sono:
  • utilizzo di palle veloci che surriscaldano velocemente la canna;
  • passi di rigatura corti danno forti accelerazioni rotatorie alle palle;
  • uso di polveri con alti gradi di combustione e lascianti depositi aggressivi sui metalli;
  • cadenza di tiro elevata;
  • cattiva manutenzione.
Lilijan, famoso costruttore di pregiate canne per tiro di precisione, da una vita media in colpi sparati, per le canne inox (quelle al carbonio 20-30% in meno) e per la tenuta della massima precisione di:
  • 5000/10000 per cal. .22lr;
  • 1500/2500 per cal. 6PPC;
  • 3000/4000 per cal. .222/.223;
  • 2000/3000 per cal. .308Win.;
  • 1500/2500 per cal. 7Rem. e Magnum in genere;
  • 1000/1500 cal Super Magnum.

ATTENZIONE, per un migliore precisione della vostra carabina, se non ha mai sparato, dovrete “rodare” la canna nel seguente modo:

  • per i primi dieci colpi ad ogni colpo va pulita con solvente e sramatore
  • per i seguenti venti colpi deve essere pulita ogni due
  • per i successivi venti colpi deve essere pulita ogni cinque

Dopo cinquanta colpi la canna sarà sufficientemente lucida da evitare che i depositi dovuto allo sparo si deposito nei suoi interstizi.

AZIONE / OTTURATORE

L’azione funziona da raccordo tra la canna e la cassa, nonché da alloggiamento dell’otturatore. Viene detta anche ad azione corta o lunga in base alla sua lunghezza, scelta per lavorare con cartucce più o meno lunghe. Generalmente la linea di demarcazione tra corta e lunga è da considerarsi il 308 win.. Un modo per riconoscere immediatamente la lunghezza dell’azione è osservare la lunghezza della finestra d’espulsione e la lunghezza dell’otturatore.
Importante ai fini della precisione è il corretto serraggio dell’ azione alla cassa, che permetterà alla canna di oscillare in modo corretto permettendoci di duplicare i colpi con la stessa precisione.
Se serreremo poco o troppo l’azione, la carabina avrà scarsa precisione in quanto la canna non vibrerà nel modo corretto. Ma quant’è la giusta forza di serraggio ? Dipende da modello a modello di carabina.
L’otturatore è generalmente costruito in acciaio ed è generalmente formato da il corpo e la manetta, ma non sono esclusi casi di otturatori formati da più parti unite fra loro. Il numero delle parti costituenti al fine della precisione del tiro è ininfluente.
L’otturatore chiudendo ed aprendo il vivo di culatta permette:
  • l’inserimento della cartuccia nel vivo di culatta della canna;
  • chiude perfettamente la culatta escludendo la possibilità di uno sparo prematuro prima della perfetta chiusura della stessa;
  • da appoggio al fondello del bossolo;
  • permette lo scorrimento del percussore al suo interno;
  • impedisce lo sfondamento della capsula del bossolo ed il moto retrogrado del bossolo al momento della generazione dei gas dovuti alla deflagrazione della polvere da lancio ed una loro probabile fuga se non dalla parte anteriore della canna;
  • permette l’estrazione del bossolo spento tramite l’unghia estrattrice e la sua successiva espulsione grazie all’impatto del fondello con l’espulsore (generalmente formato da una sporgenza situata sulla culatta o sul castello e dalla parte opposta dell’estrattore).
La chiusura avviene grazie alla presenza anteriormente o posteriormente di risalti, chiamati tenoni, che vanno ad inserirsi in appositi incavi presenti nella culatta e sono posizionati anteriormente, in rarissime eccezioni posteriormente.
Il numero dei tenoni sull’otturatore è variabile e spazia da un minimo di due fino a raggiungere in certi casi anche sei o più tenoni disposti su più file. La presenza di due tenoni permette all’otturatore un’apertura angolare di 90 gradi mentre la presenza della terza aletta ne riduce notevolmente l’angolo d’apertura. Eccezione ai classici tenoni alcune carabine presentano dei “tenoni a scomparsa” o ad “espansione radiale” che sporgono dall’otturatore al momento della chiusura e si ritraggono all’apertura, generalmente sono accoppiati ad un’apertura tipo “straight pull” che permette un’elevata velocità di ricaricamento della cartuccia in quanto all’operatore non resta che arretrare la manetta dell’otturatore lasciando ad una serie di camme l’esecuzione del movimento rotatorio dell’otturatore stesso.
Il movimento antero-posteriore dell’otturatore potrà essere manuale, come nei fucili ad otturatore girevole-scorrevole, o automatico, come nelle carabine semiautomatiche, in quanto nel primo caso sarà l’operatore a dover effettuare le manovre, nel secondo sarà l’azione dei gas che agendo su un pistone determineranno il movimento dell’otturatore.
Presente in ogni carabina e nella fattispecie in quelle ad otturatore girevole-scorrevole è l’estrattore che sarà posizionato esternamente o internamente alla testa dell’otturatore con lo scopo di agganciare il fondello della cartuccia ed estrarla dalla camera di scoppio.
Nelle carabine ad otturatore girevole-scorrevole il movimento angolare dell’otturatore permette in chiusura l’armamento del percussore ed in apertura un micro arretramento del bossolo con relativo scollamento dalle pareti della camera di scoppio, situazione tipica nell’utilizzo di cartucce ricaricate in modo troppo esasperato o per la camera di scoppio troppo sporca.
Il percussore è posizionato all’interno dell’otturatore ed ha la funzione di “percuotere” la capsula della cartuccia permettendo l’inizio di quella catena incendiva che permetterà alla palla di essere lanciata nello spazio. Molto importante ai fini della precisione del tiro è il “lock time”, ossia il tempo trascorso dallo sgancio del percussore e la percussione stessa, che più breve sarà meglio sarà in quanto verrà ridotto il tempo nel quale le variabili di disturbo al tiro potranno agire, es vibrazioni dovute alla tensione del tiratore.
Il “lock time” può essere ridotto utilizzando percussori leggeri in titanio, dato il materiale la robustezza dello stesso percussore non viene compromessa, che permetteranno un riduzione notevole del tempo di movimento lineare del percussore.
L’espulsore permette un “deciso e potente” allontanamento del bossolo dal tiratore al momento dell’arretramento dell’otturatore.
I puristi del tiro di precisione ne fanno a meno togliendone la molla oppure non prevedendone proprio la presenza come nel caso di carabine costruite ad hoc per il bench rest, questo perché il pistoncino, spinto dalla molla, preme lateralmente sul fondello del bossolo, lasciando così la cartuccia non perfettamente in asse con la canna. Ma per il TS è una raffinatezza irrilevante in quanto non gli viene richiesta una precisione da bench rest e comunque viene considerata una pratica dannosa in quanto il bossolo verrebbe “espulso” letteralmente a mano rendendo impossibile doppiare il colpo.

LA CASSA ED IL BEDDING

La cassa deve essere di materiale sintetico in quanto è meno sensibile agli agenti atmosferici, evitando così dilatazioni che andrebbero ad inificiare la precisione.
Su di essa va a fissarsi la canna-culatta, più è preciso questo incastro maggiore sarà la precisione della carabina. Questo incastro viene effettuato grazie al bedding, ossia l’area di contatto fra la culatta ed il calcio che permettendo un’adesione fra le parti il più possibile omogenea e totale eviterà strane tensioni che si ripercuoteranno sulla canna.
Quindi il bedding non è altro che un rifacimento della superficie di appoggio della cassa per una perfetta adesione dell’azione, mentre il pilar-bedding è il rifacimento della sede delle viti di fissaggio con cilindretti in alluminio. Importante anche il bedding al recoil lug.
Logicamente nessuna parte della cassa dovrà toccare la canna che sarà così totalmente flottante.
Cercate di separare l’azione dalla cassa il meno possibile per preservare maggiormente il vostro bedding.

ALIMENTAZIONE/CARICATORE

Le carabine di precisione sono dotate di serbatoi inamovibili interni o di caricatori estraibili simili a a quelli delle armi d’assalto.
Le differenze fra i due sistemi sono così riassumibili:
  • carabina a serbatoio interno inamovibile:
    • pro:
      • maggiore rigidità del sistema azione-canna tutto a vantaggio della precisione;
      • maggiore facilità di appoggiare la carabina su un sostegno d’emergenza come ad esempio lo zaino;
      • non perde mai le cartucce.
    • contro:
      • minore autonomia di fuoco
  • carabina a caricatore esterno estraibile:
    • pro:
      • maggiore fluidità nell’alimentazione;
      • maggiore velocità di caricamento della carabina;
      • possibilità di usare caricatori a più colpi per una maggiore autonomia di fuoco;
    • contro:
      • minore rigidità del sistema azione-canna a discapito della precisione;
      • possibilità di perdere il caricatore;

LO SCATTO

Lo scatto è l’interfaccia tra il dito del tiratore ed il percussore alloggiato nell’otturatore.
Lo scatto ha un peso per essere azionato, ossia lo sforzo in kg che l’indice del tiratore deve effettuare sulla leva di scatto per permettere lo sgancio del percussore.
Nel tiro di precisione da poligono possiamo permetterci scatti leggeri anche da 200 grammi o meno, ma in operazione è meglio tenerlo su 1,5 kg, peso minimo per garantire quella sicurezza anti-stress-tensione-stanchezza-freddo che permette di appoggiare con tutta tranquillità l’indice sulla leva di scatto senza aver paura che una nostra contrazione involontaria possa far partire inavvertitamente il colpo facendoci così scoprire dal nemico.
Da evitare lo stecher, utile per le armi da caccia ma non per quelle militari.
La sicura presente sulla scatola di scatto deve servire per prevenire la partenza di colpi accidentali visto che in operazione agiremo con la carabina con il colpo in canna.
Alcune sicure agiscono sul percussore impedendo in alcuni sistemi anche l’arretramento del l’otturatore, altre invece ne permettono l’arretramento per sfilare la cartuccia, a mio parere la sicura migliore per uno sniper deve bloccare sia il percussore che il movimento dell’otturatore, scongiurando così qualsiasi, seppur remota, possibilità che la vegetazione possa incastrarsi sulla manetta d’armamento del percussore arretrandolo.
 

Il fucile

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La cartuccia

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